Con il senno di poi

Pur essendo refrattario ai social network e alle varie piattaforme di comunicazione, ultimamene la mia attenzione è stata catturata da youtube e in particolare dalle interviste di alcuni personaggi. Ho visto ad esempio l’intervista a Guido Meda nella quale racconta “come” è diventato il guido Meda che tutti conoscono. Nasce in una famiglia medio-borghese della Milano bene e viene inserito nelle scuole più rinomate della città (il famoso collegio “San Carlo”)… ma Guido si sente distante dal mondo borghese di quel collegio di fighettini e chiede ai genitori di essere inserito in una scuola più “popolare” (il “Beccaria”) e viene ascoltato. Poi si iscrive a giurisprudenza (il padre era infatti un noto avvocato di Milano) ma ben presto comunica ai propri genitori di voler abbandonare quel percorso di studi per dedicarsi al giornalismo… e così, non avendo paura di esternare quello che sentiva dentro, diventa il guido Meda che tutti oggi conosciamo. Un’altra intervista che mi ha colpito è stata quella a Marco “Monty” Montemagno. Nasce anche lui a Milano nel contesto di una famiglia benestante. Da ragazzino, dopo aver perso malamente al torneo di ping pong organizzato dal villaggio dove era in vacanza con i propri genitori, torna a casa e chiede ai genitori di iscriverlo a un corso per imparare a giocare a ping pong. L’anno dopo torna in vacanza nello stesso villaggio, si iscrive al torneo e lo vince. Montemagno diventerà il n.5 d’Italia. Terminati gli studi classici si iscrive a Giurisprudenza, i genitori lo avrebbero voluto avvocato. Marco si laurea e inizia il percorso del praticantato per diventare avvocato. Ma si rende subito conto che il Tribunale non gli piace, si guadagna poco, quel lavoro gli fa schifo. E molla tutto. Lascia Milano, si trasferisce a Como e scopre il mondo di internet. Oggi Marco è uno dei più esperti conoscitori di questo mondo ed è un imprenditore affermato.

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Ritrovare il tempo in quarantena

È passato davvero molto tempo dall’ultima volta che ho scritto per questo blog. È passato molto tempo dall’ultima volta che mi sono dedicato seriamente al mio progetto di aprire un B&B naturista. L’arrivo di una splendida bimba che assorbe tutte le tue attenzioni, la famiglia a cui vuoi contribuire, il lavoro che non puoi mollare… tutte cose che azzerano le 24 ore contenute in una giornata… e così il tempo passa, silenzioso e velocissimo. E poi arriva il lockdown. Tutti a casa. C’è chi non può lavorare e c’è chi lo fa in modalità smart working. Io mi ritrovo in questa seconda modalità, che chiamarla smart working è una presa in giro. In Italia lo chiamano anche “lavoro agile”… sì forse perché devi essere proprio agile per riuscire a districarti tra call conference, preparazione dei pasti, analisi e strategie, bagnetto della bimba, comunicati aziendali, lavastoviglie e lavatrice… alla fine passi la giornata indossando sempre gli stessi vestiti, quasi senza pettinarti. Però a un certo punto riscopri qualcosa… qualcosa che tanto tempo fa già conoscevi e apprezzavi. La natura.

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La congiura delle mucche

Cowspiracy è sicuramente il documentario più interessante e stimolante che io abbia visto in quest’ultimo periodo. Si tratta di un reportage controcorrente, irriverente e indipendente. Non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alle grandi e famose organizzazioni (Greenpeace in prima fila) che dichiarano di battersi per il bene del pianeta. Continua a leggere

Siamo tutti terrestri

Come avevo anticipato nel mio precedente articolo, è stato proprio durante una delle mie notti insonni che ho preso la decisione di smettere di nutrirmi di cibi di provenienza animale. In particolare è stata la visione di un docu-film, piuttosto datato (2005), che mi ha scosso particolarmente. Il film si intitola Earthlings, “Terrestri”.   Continua a leggere

Downshifting… come attuare una decrescita felice.

In inglese si scrive “downshifting”, in francese “décroissance sereine” e in italiano si pronuncia “decrescita felice”, ma il concetto non cambia. La decrescita è una rivoluzione pacifica che trova origine nel paradosso dell’economia moderna per poi sconfinare nell’ambito filosofico. Il paradosso dell’economia moderna è alquanto semplice: siamo tutti proiettati in una crescita infinita pur essendo ben consci che le risorse di questo pianeta non sono affatto infinite (anzi, oserei dire che sono finite). Il nostro pianeta è in crisi e noi non stiamo facendo nulla per salvarlo ma stiamo continuando a premere sull’accelleratore.

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